Giornata mondiale dell’Ambiente 2009.
La Terra ha bisogno di noi.
Venerdì 05 giugno 2009
Edizione 2009 della Giornata mondiale dell’Ambiente, a sei mesi dal summit di Copenhagen previsto per dicembre di quest’anno. Un’occasione per provare ad agire, finalmente in modo concreto, per la salvaguardia di un pianeta che sta morendo.
Edizione 2009 della Giornata mondiale dell’Ambiente, a sei mesi dal summit di Copenhagen previsto per dicembre di quest’anno. Un’occasione per provare ad agire, finalmente in modo concreto, per la salvaguardia di un pianeta che sta morendo.
TUTTI INSIEME PER L’AMBIENTE - Chiama all’azione lo slogan scelto dall’Onu per l’edizione di quest’anno della Giornata mondiale dell’Ambiente, che avrà un importante seguito a dicembre con il summit di Copenhagen per il nuovo accordo globale successivo al protocollo di Kyoto. L’invito “Il tuo Pianeta ha bisogno di te! Uniti per combattere i cambiamenti climatici” sintetizza perfettamente lo spirito d’iniziativa a cui si appella il segretario dell’organizzazione Ban Ki-Moon, affinché i cittadini di tutto il mondo sollecitino i propri governi “a siglare il nuovo accordo”, facendo così “passi concreti per rendere il Pianeta più verde e più pulito”. Come? Usando i mezzi pubblici, riciclando, mantenendo puliti parchi e giardini, piantando nuovi alberi e gestendo le aziende in modo da rispettare le regole della convivenza ambientale. Per quanto riguarda gli interventi in ambito istituzionale, la richiesta di Stavros Dimas, commissario europeo per l’Ambiente, è quella di un maggiore impegno in vista del vertice di Copenhagen, molto probabilmente “l'ultima possibilità che abbiamo di evitare che i cambiamenti climatici raggiungano i livelli pericolosi, se non addirittura catastrofici, previsti dagli scienziati già per il 2050, con conseguenze che si ripercuoteranno sulla vita di oltre un miliardo di giovani d’oggi”.L’ECONOMIA VERDE E I RISCHI DEL MESSICO - Ed è proprio l’economia verde una delle soluzioni principali per provare a sconfessare queste tremende previsioni sul futuro, il tema centrale di “Economia verde e lavoro, lavoro e ancora lavoro”, uno dei seminari organizzati, in vista della Giornata mondiale dell’Ambiente, nel parco archeologico di Xcaret, stato di Quintana Roo, nella penisola dello Yucatan, presenti, tra gli altri, il presidente messicano Felipe Calderon e il governatore della California Arnold Schwarzenegger. Verrà discussa la relazione sugli impieghi generati dalla “green economy”, realizzata in base ai dati rilevati dallo studio “Lavori verdi: verso un impiego decoroso in un mondo sostenibile e con basso consumo di carbonio”, pubblicato di recente dall’Unpd, l’agenzia Onu per lo sviluppo. Nel testo si evidenzia come “le energie rinnovabili generano già più occupazione dei combustibili fossili”, con “investimenti pari a 630 miliardi di dollari previsti per l'anno 2030”, che “si traducono in altri 20 milioni di posti di lavoro”. Il problema ambientale è particolarmente sentito in Messico, che a causa del cambiamento climatico è a forte rischio di perdere grandi estensioni di terre costiere, con lo sgradevole corollario di gravi epidemie ed estinzioni di diverse specie animali. A tale proposito, Martin Gutierrez Lacayo, direttore generale della Ong Pronatura Mexico, ha dichiarato che le zone più in pericolo sono quelle situate nelle coste del golfo del Messico, come Tabasco, minacciata da gravi inondazioni, e Veracruz, che potrebbe perdere fino al 30% delle sue coste. Si è arrivati dunque a “un punto critico”, come sottolineato da Gutierrez, per cui “si prevede per il futuro uno scenario catastrofico e irreversibile”. Altre aree a rischio sono poi, a sud, lo Yucatan e il Chiapas, a nord, la Bassa California, al confine con gli Usa, a causa dell’aumento di un grado, negli ultimi anni, della temperatura dell’Oceano Pacifico, che ha provocato la morte di diverse specie marine e ha fomentato fenomeni come le maree rosse e la pioggia acida.
LA TERRA È LA NOSTRA “HOME” - Oltre ai seminari, altre importanti armi messe in campo dall’Onu nella sua battaglia per l’ambiente sono quelle del cinema e della letteratura. Nel primo ambito da segnalare “Home”, lungo e suggestivo documentario con protagonista proprio il nostro pianeta, girato in oltre 50 Stati dal fotografo naturalista Yann Arthus-Bertrand e prodotto dal regista francese Luc Besson. Che manda un messaggio ben preciso: sono solo dieci gli anni a disposizione per impedire la distruzione della Terra. La pellicola, della durata di due ore, verrà proiettata venerdì 5 giugno in 87 Paesi, anche in location particolari come la base della Tour Eiffel di Parigi, dove saranno proprio i due autori a presentarla, insieme all’imprenditore Francois-Henri Pinault, e il Central Park di New York, con Glenn Close come madrina. Il film sarà disponibile anche su YouTube dalla mezzanotte dello stesso giorno per dieci giorni consecutivi in una versione ridotta di 90 minuti, con la possibilità di vedere anche il trailer del documentario sul popolare sito di file sharing, all’indirizzo youtube.com/homeproject.

IL CLIMA È LA VERA EMERGENZA - Un monito forte e chiaro per coinvolgere più persone possibili nella missione di salvare il pianeta lo dà anche Nicholas Stern, ex-vicepresidente della Banca Mondiale, nel suo libro “Clima è vera emergenza”, in cui afferma che il riscaldamento globale può mietere più vittime delle due guerre mondiali, costando inoltre fino a 5,5 trilioni di euro. La colpa di tutto questo per Stern è ovviamente dell’uomo, che ha causato l’impennata del livello di gas serra nell’atmosfera grazie al continuo aumento di emissioni dovute a diversi fattori come l’energia elettrica (24%), l’uso della terra (18%), l’industria (14%), l’agricoltura (14%), i trasporti (14%), gli edifici (8%), altre attività legate all'energia (5%) e infine i rifiuti (3%). Una grossa fetta delle responsabilità di questo disastro è poi conseguenza della mancanza di politiche per tenere sotto controllo e diminuire le concentrazioni. L’autore propone la stabilizzazione dell’anidride carbonica a 550 ppm, misura che prevederebbe un picco delle emissioni globali nei prossimi dieci o vent’anni, seguito da una diminuizione secondo un tasso tra l’1 e il 3% annui. Per mettere in pratica tale proposta, Stern indica nell’utilizzo per investimenti verdi di circa 400 miliardi di dollari, pari al 20% della spesa dei governi mondiali per uscire dalla crisi, il provvedimento ideale. Ciò a patto che non prosegua l’inerzia dei grandi della Terra in materia di ambiente, che peggiorerebbe la situazione provocando l’aumento di questi stanziamenti.
L’IMPRONTA ECOLOGICA DELL’ITALIA - Per venire all’ambito nostrano, interessanti e allarmanti al contempo sono i dati forniti da un rapporto del Barilla Center for Food and Nutrition presentato in occasione della Giornata mondiale dell’Ambiente, che quantificano in una superficie di 4,76 ettari - pari a sei campi da calcio - l’area di cui ogni italiano ha bisogno per produrre le risorse che consuma e per assorbire i rifiuti che genera. Nella classifica dell’“ecological footprint”, l’impronta ecologica, nome con cui è denominato un indicatore del territorio biologicamente produttivo usato da ciascuno per produrre le risorse che consuma e per assorbire i rifiuti che genera, l’Italia si piazza in 24esima posizione, nella graduatoria che vede ai primi posti Emirati Arabi e Usa, e davanti al nostro Paese altri Stati europei come Danimarca, Spagna e Norvegia.
GLI “EROI DEL CLIMA” - Tornando alle altre iniziative mondiali in programma per la giornata di venerdì 5 giugno, da segnalare il progetto “Eroi del clima”, a cura del Programma Onu per l’Ambiente (Unep), che sostiene persone impegnate in iniziative a favore dell’ambiente, come Charles e Sho Scott di “Ride Japan”, squadra composta da padre e figlio che in giro per il Giappone in bici parlano di tutela dell’ambiente; oppure Roz Savage, una donna che ha attraversato l’Oceano Pacifico a remi con lo scopo di mostrare come si possa agire contro l’innalzamento dei livelli di CO2 camminando di più e guidando di meno. Importante anche la piantumazione di 20mila mangrovie a Kedah, in Malesia, oltre ai tanti alberi collocati ai quattro angoli del Pianeta nell'ambito della campagna dell’Unep che punta ai 7 miliardi di alberi piantati entro la fine del 2009. Un problema che riguarda tutti, quello dell’ambiente. Sarebbe l’ora di capirlo e impegnarsi a fare qualcosa. Davvero.
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